Evergreen?

5 08 2009

Mi sono imbattuto in questo stralcio di discorso di Robert Kennedy, pronunciato il 18 marzo del 1968 presso l’università del Kansas, strano che sia stato ucciso…

“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini.

Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.

Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.

Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.”

P.S. qui il discorso originale e completo (in lingua inglese). La traduzione che ho citato è piuttosto libera ma, nonostante qualche errore ed omissione non credo ne snaturi il senso. (Grazie Enrico per averla trovata :) )





Perle

2 08 2009

Mi parli di sua figlia. Come l’ha presa?

“Lei voleva venire a Parigi con me, ma è stato meglio di no. In questi mesi le ho parlato a monosillabi. Ma lei ha capito che se ho fatto quello che ho fatto, è stato per un motivo nobile”.

(la cosa che mi fa strano è che la bambina ha 13 anni…)

fonte





Riflessione pomeridiana…

14 06 2009

Oggi, dopo circa un anno dal mio corso ambulanza, ho realizzato perché il gironzolare nei vari reparti degli ospedali e nei corridoi delle case di riposo mi “riappacifica” col creato. Non si tratta del desiderio (o voglia) del rendersi utili, della voglia di sembrare, in qualche modo, una persona proba o comunque una qualsivoglia mania legata all’apparire o a “curare” la mia coscienza.

La tranquillità che ne ricavo deriva dal poter “resettare” lo zero della mia scala di valutazione dell’essere umano; siamo ormai spinti a pensare ad un mondo di polistirolo e vernici colorate, ambienti di cartone ed acconciature alla moda… un mondo in cui la sofferenza, quando viene fatta trasparire, è comunque mediata, moralizzata, giustificata, vessata, le viene data uno scopo, una ragione “superiore” una “funzionalità”; un mondo in cui il dolore delle persone viene farsato per farne notizia e soddisfare il nostro voyerismo oppure è semplicemente finto, come delle bellissime tette di silicone.

In tutto questo baillame emotivo, artificiale ed artificioso, la vista di una faccia del mondo che viene relegata ai reportage giornalistici oppure alle esperienze familiari personali (che comunque coinvolgendoci in pieno ed in prima persona non sortiscono lo stesso effetto…) non può, personalmente parlando, farmi che bene e ricordarmi (e non è retorica) che i problemi ed i dispiaceri non sono nostra esclusiva proprietà e nostro esclusivo territorio di caccia.

Le cose accadono, le cose brutte anche. Inutile nasconderlo ed inutile cercare un disegno superiore, ci penserà il vostro dio (o quello in cui voi credete) a darlo; noi dobbiamo solo vivere al nostro meglio, cambiare quel che possiamo ed accettare con serenità l’inevitabile.

Per questo motivo voglio ringraziare tutte le persone che ho incrociato durante le mie piccole peregrinazioni in ambulanza, contatti fugaci e (necessariamente) poco approfonditi ma densi di rispetto e significato… almeno per me :)

Grazie.





Censurare o non censurare?

28 04 2009

Personalmente continuo a non capire come si possa vietare la trasmissione di certi spot…





Salsicciotto vegetariano :P

22 04 2009

Sbaccano ogni volta che lo vedo :D

Too Hot for TV: PETA’s Banned Ads





Svegliare la bella addormentata: edifici autosufficienti entro 10 anni 

20 04 2009

Svegliare la bella addormentata: edifici autosufficienti entro 10 anni

Case e palazzi hanno un ruolo importante nella lotta ai cambiamenti climatici

Riscaldamento, elettrodomestici, aria condizionata: il 40% di energia in Europa se ne va…restando in casa. Gli edifici sono fra le principali fonti di emissioni di CO2, ma hanno un enorme potenziale di risparmio energetico ancora inesplorato. La nuova direttiva europea propone di svegliare la bella addormentata: tutti gli edifici potranno produrre da soli l’energia di cui hanno bisogno entro il 2018.

Bollette salate, emissioni alle stelle: casa nostra divora troppa energia.

Quali strumenti? Edifici autosufficienti….

I deputati della Commissione parlamentare Industria, capitanati dalla socialista rumena Silvia-Adriana Ţicău, responsabile del rapporto approvato nei giorni scorsi, lanciano diverse proposte:

  • una definizione europea comune di “edifici a emissioni zero”
  • specifici target nazionali di riduzione del consumo energetico nell’edilizia
  • l’obbligo per tutti i paesi europei di garantire che tutti i nuovi edifici siano completamente autosufficienti, cioè producano energia in proprio da fonti rinnovabili, entro il 2018.

….e fondo europeo per l’efficienza energetica

Ma le richieste dei deputati non si fermano agli obblighi. La Commissione Industria propone anche importanti incentivi europei, quali la creazione di un fondo per l’efficienza energetica, che sostenga progetti innovativi di bioedilizia, oltre a sconti fiscali e riduzione dell’IVA per tutti i prodotti che aumentino l’efficienza energetica degli edifici, come già accade in molti paesi europei.

Proprio come la politica intrapresa qui nel Bel Paese ;)

via Svegliare la bella addormentata: edifici autosufficienti entro 10 anni .





Carnazza

30 03 2009

Ok la carne vi piace, la grigliata di verdure vi fa un po’ checca (senza offesa per le checche ovviamente), magari vi è persino possibile ignorare che produrre carne è un’enorme fonte di quei gas serra (come si può leggere ad esempio qui, oppure googlando) che appestano questo nostro malato mondo, PERO’ vorrei capire con che coraggio si può continuare a mangiare questa roba…

…e intendo proprio dal punto di vista igienico-sanitario eh.

p.s.: se qualcuno intende per caso dire che non è ovunque così e ci sono anche villaggi vacanze in cui allevano gli animali in condizioni fantastiche si può risparmiare pure la fatica, perché salvo rari casi è molto difficile sapere da dove proviene esattamente quello che stiamo mangiando (mav, te fai eccezione per ovvi motivi… :P )

p.p.s.: ringrazio il buon babbo (carnivoro) per avermi segnalato uno dei pochi servizi guardabili di striscia





Farewell, Phoenix

14 11 2008

Alla fine il momento è giunto. Dopo essere andata avanti ben oltre la pianificazione iniziale prevista da alcuni giorni non si ricevono più notizie dal Phoenix Mars Lander, la prima sonda ad aver esplorato la regione polare di Marte (e ad aver trovato ghiaccio!).

Phoenix Mars

 

L’arrivo dell’inverno e delle sue temperature  rigide (l’ultimo report riferisce di un bel -46°C di temperatura massima giornaliera…) ha esaurito le riserve di energia della sonda.

Nonostante il parere dei “giornalisti” di Studio Aperto (il virgolettato è d’obbligo), i quali hanno parlato di fallimento della missione invece che di semplice “failure” della sonda, la missione è stata un completo e totale successo che fornirà ai cervelloni della NASA (e non solo) prezioso materiale di studio per gli anni a venire.

Mi rendo conto che può sembrare stupido il mio “intenerirmi” davanti ad un grosso bidone di strumentazione che è stato sparato nello spazio  ma io amo in modo viscerale questi “cosini” che scartabellano tra i sassi di Marte; colpiscono la mia immaginazione in modo incredibile. Sarà perchè toccano il bambino sognatore che c’è in me, o forse, semplicemente, perchè mi piace pensare che l’ingegno dell’uomo e le grandi quantità di denaro possano anche servire, almeno ogni tanto, semplicemente per guardare oltre ed alzarci dalla lordura che vediamo sul pelo delle nostre acque terrestri… ad ogni buon conto ora mi ritiro sotto le coperte e porgo il mio saluto alla fenice. Avrai lo spazio che ti meriti nella storia.

Grazie





Davide e Golia

14 09 2008
Chi mi conosce sa che sono un discreto amante della Formula 1, sport da qualche tempo in affanno e alla ricerca di una nuova identità ma che continuo a seguire lo stesso con l’immutato interesse di sempre. Ormai è da diversi anni che assistiamo al declino dello spettacolo e all’aumento vertiginoso dei capitali in gioco; un top team di F1 ha budget così alti che nemmeno riesco ad afferrare l’ordine di grandezza dei capitali in gioco :D

L’entrata in campo, infine, dei grandi costruttori automobilistici ha definitivamente sancito la scomparsa dell’immagine “romantica” di scuderia automobilistica fatta di sudore, grasso e passione che fino a pochi anni fa trapelava in fin troppi, anch’essi anacronisticamente “romantici”, gesti.

Però… quando tutto è bello incravattato e ovattato nella solita routine lavorativa (questo alla fin fine è pur sempre un semplice un lavoro per migliaia di persone) ti spunta questo giovane tedesco, a bordo della “sfigata” (nel senso simpatico del termine, ovviamente) e “povera” ex-Minardi, ora Toro Rosso, che senza le cifre da capogiro dei big e in sole 160 persone stupisce tutti non solo vincendo ma convincendo e dimostrando una saggezza e una caparbietà non indifferenti.

È vero che il tempo inclemente è stato principare fautore di questo miracolo, ma in fondo la pioggia era uguale per tutti…
Complimenti vivissimi al giovanissimo Sebastian Vettel e alla straordinaria dimostrazione di competenza tecnica dimostrata da tutta la sua squadra, i soldi e le dimensioni non sempre contano se non si sanno usare (vedasi situazione Ferrari e il solito disastro delle giapponesi… tanto per restare nel campo sportivo ;) ).

Bravi!!!





Buzzword galore: 改善?

7 09 2008
Il manager moderno, si sa, deve avere le idee chiare. Un piccolo ritardo, una decisione giusta presa al momento sbagliato o una semplice faciloneria potrebbero essere fatali per lui e per la sua azienda.

Questo, di norma, è tanto più vero quanto il settore in cui si compete è in rapida evoluzione ed in continuo mutamento. In un mondo in cui il progresso tecnologico è rappresentato prevalentemente da miglioramenti ingegneristici piuttosto che da stravolgimenti teorici (in sintesi facciamo quasi sempre solo la stessa minestra, ma molto meglio di 20 anni fa) è ovvio che la tentazione di cadere vittima di metodologie, sulla carta semplici e vincenti, atte a migliorare a dismisura la qualità della struttura aziendale, aumentandone l’efficienza ingegneristica ad ogni suo livello, è forte. Talmente forte che molti ne cadono vittima. Non che sia una cosa sbagliata a priori, capiamoci, soltanto che tra il dire ed il fare ci sono di mezzo molte più cose di uno semplice specchio d’acqua; del resto, se una formula magica potesse far funzionare meglio un’azienda, l’Italia (e non solo) non sarebbe nella situazione patetica in cui si trova no?
Vi confesso che sinceramente inizio ad essere un po’ stufo di sentire le stesse uscite ripetute più e più volte, alla stregua di un mantra, il semplice ripetere una cosa non la renderà più reale né il processo migliorerà magicamente perché qualcuno dall’alto indica nel do more with less e nel kaizen la rotta da seguire.

改善(kaizen): miglioramento.

Il concetto è squisitamente giapponese e, quindi, di comprensione difficile (se non impossibile) per la maggior parte dell’intelligencija nostrana; il miglioramento continuo che viene indicato dalla filosofia del kaizen è un processo iterativo, illimitato ed infinito che deve coinvolgere una struttura aziendale nel suo insieme, il risultato raggiunto ed il valore dimostrato da un’impresa non nasce dal management, ma dal lavoro effettuato sulle attività dirette al prodotto.
Il management deve, cioè, supportare le operazioni del personale coinvolto direttamente nella produzione/creazione dello stesso. I processi che non creano valore aggiunto (ovvero le attività che il cliente non sarà disposto a pagare) sono inutili, vanno eliminati; i problemi del ciclo produttivo vanno risolti prima che si presentino.

Detta così suona talmente semplice che persino il più sfigato dei dirigenti sarebbe in grado di indicare col dito la strada da seguire, peccato che tra la destinazione ed il dito spesso si continui a concentrare l’attenzione su quest’ultimo…
le aziende sono fatte di persone, e di queste persone ci si deve fidare perché sono le sole ad essere sul campo e a conoscere il loro campo applicativo approfonditamente. Il kaizen si basa sul principio che l’energia viene dal basso perché è solo da li che c’è la possibilità di lavorare in modo compiuto e utile nei confronti del prodotto (qualunque esso sia). Le decisioni prese dalla punta della piramide dirigenziale sulle specifiche hw e sw hanno dimostrato di non funzionare (Apple a parte, ma li le differenze sono ben altre…) e l’insensato stillicidio di ottimismo da struzzi a cui si assiste ogni giorno in gran parte dei centri di potere aziendali (anche Microsoft ne è stata colpita, mal comune mezzo gaudio no?) dimostrano solo che nel mercato attuale la morte per selezione naturale è evitata dagli appoggi politici ed economici che l’azienda possiede e non dalle strategie implementate per evitarla.
Ma del resto è proprio nel termine “implementare” che troviamo la più grande barriera mentale tra il dire ed il fare.

Volete continuare a dire che va tutto bene? Fatelo pure.

Volete continuare a dire che la colpa è nostra? Vabbene.

Volete continuare a dire che avete fatto tutto il possibile per il bene comune? Ok.

Ma non sperate di convincermi che sia anche vero.








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