Benzina && sapori

6 04 2010

Reduce dal solito lunedì di Pasqua a base di griglia, schifezze varie, dolci e birra+unicum (anche noi vegetariani possiamo nutrirci malamente, eh che scoperte sconvolgenti? :P ) mi sono trovato a riflettere su una discussione avuta durante il pranzo. Oggetto del dibattito (per carità, non pensiate ad uno scontro dialettico, era una semplice discussione da pranzo) era l’alimentazione.
Tralasciando le informazioni di rito tipo:

  • “sì, nelle verdure ci sono abbastanza nutrienti per vivere sani e forti e praticare una qualsiasi attività agonistica anche ad alto livello”;
  • “no, non mangio il pesce; una bestia resta una bestia anche se vive in acqua” (ok questa ieri non è uscita ma è una cosa tipica);
  • “no, mangiare 500g di proteine al giorno non è una cosa sana o richiesta, siano vegetali o animali, servono meno proteine di quanto si pensi”;
  • [varie che ora non ricordo, anche se son sempre quelle stufano...]

la discussione si è svolta tranquillamente e pacificamente parlando dei vari nutrienti e gli annessi connessi, tuttavia ho notato per l’ennesima volta il ripetersi di una “strategia” comune.
Nelle varie volte che sono trascinato in conversazioni sull’alimentazione, soprattutto quando mi si viene a rompere il cazzo per la mia scelta vegetariana (non è stato ieri ma il flusso di pensieri vaga ormai…), la discussione verte su due piani completamente distinti: i nutrienti (per i critici più tecnici, devi essere in grado di dimostrare l’impossibile, oppure per i più ignoranti, devi essere in grado di cadere nel qualunquismo più becero) O (nel senso logico del connettivo, un “oppure” disgiuntivo) il sapore (regno del personale, se ti fanno schifo i fagioli sappi che a me faceva schifo il pollo).
Si passa, cioè, dal punto di vista del cibo come carburante a quello del cibo come appagamento dei sensi, cosa correttissima ma “monca” se mi passate il termine.
Da un lato, soprattutto in questo periodo di arrivo dell’estate, si vedono spuntare le varie diete, basate sullo stretto conteggio di calorie, il bilancio energetico e la gestione della ritenzione idrica (non vorrete mica i fianchi cellulitici alla prova costume?!?), diete che puntano i loro effetti miracolosi su rigidissime restrizioni a livello di condimenti e di sapori (olio? pazzi! sugo un minimo elaborato per la pasta? giammai, una spremutina di limone e via!). Diete del genere sono destinate al fallimento perchè quello che si mangia HA un sapore e noi CERCHIAMO il sapore del cibo.
Dall’altro lato troviamo il sapore per il sapore, elemento derivato essenzialmente da abitudini e gusto personali, argomentazione che non offre spunti molto tecnici da apportare ad una rigorosa discussione sulla dieta e che, di conseguenza, finisce sempre con l’essere snobbato. A torto.

Questa visione meccanicista che disgiunge il nutrimento fornito da un alimento dal suo sapore ha relegato ad ambiti commerciali la discussione, dove più buono => più vendita => più soldi (ci sarebbe un lungo discorso sulla creazione di valore aggiunto ma mi nausea il solo pensiero quindi eviterò), causando la nascita dei prodotti che troviamo quest’oggi in vendita nei nostri supermercati, merendine, dolciumi e barrete di frutta con sole 96kcal (ragazzi, se prendete una cosa tipo questa, non venite a parlarmi di frutta però), oggetti caratterizzati più dalla scatola colorata che dall’effettiva salubrità, sono i primi a venire in mente ma, scorrendo l’elenco ingredienti, osserviamo che quasi tutti gli alimenti ricevono un colpetto di aroma qui e di insaporitore lì.

Tutto questo sproloquio per arrivare a cosa? Personalmente penso che sarebbe importante iniziare a leggere (e CAPIRE) le etichette di quel che acquistiamo, capire cosa cerchiamo a livello nutrizionale e assecondare la nostra necessità di appagamento dal cibo, credo che pochi di noi siano nella condizione di dover mangiare per sopravvivere e, quindi, non dare peso a questi sofismi…

Solo in questo modo è possibile strutturare (magari non da soli ma con l’aiuto di una figura professionale adeguata per rispondere a particolari esigenze del nostro corpo, dalla perdita di peso al mantenimento della forma fisica per praticare un’adeguata attività sportiva ad es.) una dieta al cui pensiero non verranno in mente solo verdure scondite e pasta in bianco, cioè una restrizione e una limitazione delle nostre possibilità alimentari, ma il normale (variato e gustoso) apporto di alimenti da introdurre abitualmente nel nostro corpo.








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