A volte ho l’impressione che la vita, tutta la nostra vita, sia decisa nei primi 20 anni dalla nostra nascita. Imposti il marchingegno, gli fai ingollare la famiglia, gli affetti, i drammi, le gioie, il ciclo di studi, le speranze, i rifiuti, gli amori e poi siedi.
Aspetti.
Guardi il tuo cadavere passare lungo il fiume, mille volte, tutti i cadaveri dell’uomo che saresti potuto essere, che saresti dovuto essere, col senno di poi e con la testa di una persona più saggia, o semplicemente più consapevole di come funzionano le cose, fuori di noi e, soprattutto, dentro di noi.
L’impatto della parte iniziale della nostra esistenza è enorme, immenso… mi sembra persino ingiusto che così poco tempo (se rapportato con la nostra aspettativa di vita) determini così grandemente come siamo e quali cicatrici ci portiamo dietro, quali mostriamo agli altri e quali no (o a pochi).
Altre volte l’impressione è diversa. Riconosco chiaramente dei “grumi emotivi” nel mio passato, intravvedo le spinte che mi hanno formato e, sono sicuro, ce ne sono altre che stanno agendo in questo momento, rendendomi una persona diversa da ieri e diversa da quella che sarò domani. Riconosco anche, però, che posso agire, muovermi, correre e cambiare il flusso degli eventi. La macchina infernale messa in moto nell’infanzia non ha un bersaglio fissato in quel tempo, possiamo lavorarci sopra. Tanto.
La mia non vuole essere retorica spicciola, ma un semplice “combattere” contro il lassismo che sembra permeare gran parte delle vite. Ascoltando e leggendo in giro sembra quasi che le uniche cose degne di essere raccontate siano accadute nella giovinezza delle persone o che siano pure propaggini di questa, sfuggite al tempo ed in grado di ripercuotere la loro esistenza sul presente “adulto” dell’individuo.
Beh, per fortuna con l’andare del tempo do sempre più ragione alla mia seconda impressione. Sarà l’età che aumenta, non lo nego, ma ora riesco solo a dire: “combattiamo”.






























