Target?

24 01 2010

A volte ho l’impressione che la vita, tutta la nostra vita, sia decisa nei primi 20 anni dalla nostra nascita. Imposti il marchingegno, gli fai ingollare la famiglia, gli affetti, i drammi, le gioie, il ciclo di studi, le speranze, i rifiuti, gli amori e poi siedi.
Aspetti.
Guardi il tuo cadavere passare lungo il fiume, mille volte, tutti i cadaveri dell’uomo che saresti potuto essere, che saresti dovuto essere, col senno di poi e con la testa di una persona più saggia, o semplicemente più consapevole di come funzionano le cose, fuori di noi e, soprattutto, dentro di noi.
L’impatto della parte iniziale della nostra esistenza è enorme, immenso… mi sembra persino ingiusto che così poco tempo (se rapportato con la nostra aspettativa di vita) determini così grandemente come siamo e quali cicatrici ci portiamo dietro, quali mostriamo agli altri e quali no (o a pochi).

Altre volte l’impressione è diversa. Riconosco chiaramente dei “grumi emotivi” nel mio passato, intravvedo le spinte che mi hanno formato e, sono sicuro, ce ne sono altre che stanno agendo in questo momento, rendendomi una persona diversa da ieri e diversa da quella che sarò domani. Riconosco anche, però, che posso agire, muovermi, correre e cambiare il flusso degli eventi. La macchina infernale messa in moto nell’infanzia non ha un bersaglio fissato in quel tempo, possiamo lavorarci sopra. Tanto.

La mia non vuole essere retorica spicciola, ma un semplice “combattere” contro il lassismo che sembra permeare gran parte delle vite. Ascoltando e leggendo in giro sembra quasi che le uniche cose degne di essere raccontate siano accadute nella giovinezza delle persone o che siano pure propaggini di questa, sfuggite al tempo ed in grado di ripercuotere la loro esistenza sul presente “adulto” dell’individuo.

Beh, per fortuna con l’andare del tempo do sempre più ragione alla mia seconda impressione. Sarà l’età che aumenta, non lo nego, ma ora riesco solo a dire: “combattiamo”.





Buoni propositi?

3 01 2010

Dopo qualche tentativo fallito (sembra che la sua vita sia molto più complicata della mia, la cosa mi lascia perplesso ma concediamogli le attenuanti generiche e via :) ) ieri sono riuscito a rincontrare un vecchio amico.
Una cosa tranquilla e conviviale, la classica uscita aperitivo+pizza+birra, tanto per aggiornarci su che cosa cacchio stiamo facendo delle nostre vite, sparare un po’ di vaccate assortite e conoscere la sua dolce metà (e confermare che è un tenerone, anche se effettivamente questo l’ho sempre saputo…).
Per fare breve una storia un po’ lunga alla cena erano presenti anche altre due persone, un ragazzo e una ragazza loro amici, personaggi un po’ curiosi; o meglio non tanto lui quanto lei…
L’impatto iniziale è stato ruvido, la ragazza era piuttosto acida, soprattutto nei confronti del suo amico che l’aveva portata (trascinata?) lì, sembrava nella classica situazione “vorrei essere da qualsiasi altra parte ma non qui”;
confesso che ho rischiato di scendere nella pozzanghera e iniziare con le uscite acide pure io ma, per fortuna, mi sono trattenuto (che sia l’età a farmi diventare più misurato? Chi può dirlo…).
La persona in questione soffriva e, verso la fine della serata, mi è stato un po’ chiarito il perché e il percome di questa sofferenza, ma non è questo il punto della mia riflessione.
Vedete, essere tentati di archiviare il malessere di questa ragazza come un “banale” patema di cuore o come un “problema” sentimentale post-adolescenziale sarebbe semplice e, per certi versi giustificato; con un mondo che deve scontrarsi quotidianamente con problemi quali il riscaldamento globale, la violenza (fisica e verbale) della politica e delle vite delle persone, i soprusi e le angherie assortite che riempiono i TG, la tendenza a relativizzare le situazioni spiacevoli che osserviamo nelle nostre immediate vicinanze è alta.
Eppure la sofferenza è qualcosa di ampio, esteso, che solitamente colpisce quando meno lo si aspetta e lascia impotenti ed inermi, sia questa dovuta alla perdita di una persona cara, ad un tradimento, alla malattia o alla morte. Perché davanti a questi accadimenti abbiamo atteggiamenti così diversi, come se la salute della persona non fosse una ma ne esistesse un’intera moltitudine?
Nel 1948 fu istituita l’OMS la quale, nella sua costituzione, definisce la salute come

stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia

Utopistico magari e sicuramente esagerato, davanti a situazioni che, sono convinto, si risolveranno col semplice susseguirsi delle stagioni (chi non ha mai subito una dura botta sentimentale non penso sia così fortunato come crede di essere…) però questo non può essere da consolazione per chi sta soffrendo. Nel momento stesso in cui questa sofferenza lo attanaglia il relativizzare, inneggiare alla vendetta o ad altre azioni colorite farà sentire bene chi afferma queste cose, non chi è in uno stato di malessere.
Mi spiace di aver indugiato nella fase “tutti gli uomini sono stronzi” ieri e di aver sbagliato approccio (non completamente magari e con un piccolo lampo di coscienza sul finale di serata, tuttavia insufficiente) con te (che probabilmente non leggerai mai ma non è così importante che accada, non temere :) ) ieri, sono cose che fanno male, e ora non te ne frega giustamente un cazzo del fatto che passerà, che ne troverai di migliori, che tanto era uno stronzo/un frocio/altro, quando si sta male è QUI e ORA che si soffre, non domani nella propria casa…

So che quest’avvenimento sembrerà banale a molti ma, personalmente, mi ha chiarito le idee molto di più di tutte le lezioni che possono essere impartite da un vecchietto in un’aula di università su come approcciare in modo corretto un paziente. Si impara per errori e per imitazione, speriamo di farne tesoro ora…





Rally Alpi Orientali

30 08 2009

E dopo tanta assenza eccomi di ritorno con qualche allegro scatto dal rally di ieri pomeriggio, enjoy ed un ringraziamento a Sarah e Serena per l’aiuto :)





Evergreen?

5 08 2009

Mi sono imbattuto in questo stralcio di discorso di Robert Kennedy, pronunciato il 18 marzo del 1968 presso l’università del Kansas, strano che sia stato ucciso…

“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini.

Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.

Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.

Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.”

P.S. qui il discorso originale e completo (in lingua inglese). La traduzione che ho citato è piuttosto libera ma, nonostante qualche errore ed omissione non credo ne snaturi il senso. (Grazie Enrico per averla trovata :) )





Perle

2 08 2009

Mi parli di sua figlia. Come l’ha presa?

“Lei voleva venire a Parigi con me, ma è stato meglio di no. In questi mesi le ho parlato a monosillabi. Ma lei ha capito che se ho fatto quello che ho fatto, è stato per un motivo nobile”.

(la cosa che mi fa strano è che la bambina ha 13 anni…)

fonte





Il C++ è bello però…

17 06 2009

Amo visceralmente questo linguaggio, va detto. Tuttavia mi sento un po’ imbarazzato davanti alla sua “flessibilità”; poniamo che una mattina voglia scrivere una cosa del genere:

#include <iostream>

int main() {
int a[10] = {1,2,3,4,5,6,7,8,9,0};
std::cout << a[5] << std::endl;
std::cout << 5[a] << std::endl;
return 1;
}

il compilatore dovrebbe cazziarmi e invece se ne sbatte allegramente della 3a riga del main e l’output è il seguente:

Florida:~ banshee$ g++ test.cpp -Wall

Florida:~ banshee$ ./a.out

6

6

Florida:~ banshee$ g++ test.cpp -Wall
Florida:~ banshee$ ./a.out
6
6

E se vi state per caso chiedendo il perché di tutto questo dolore la risposta è (sorprendentemente) semplice :D

Quando noi scriviamo a[5] non facciamo altro che scrivere una cosa del tipo *(a+5), ok? Questo è esattamente uguale a *(5+a) che, quindi,  è esattamente equivalente a scrivere 5[a]. Semplice no?

E poi ci si chiede come mai la gente quando vede il C++ si spaventa… davanti a comportamenti del genere non posso far altro che restare basito pure io.





Riflessione pomeridiana…

14 06 2009

Oggi, dopo circa un anno dal mio corso ambulanza, ho realizzato perché il gironzolare nei vari reparti degli ospedali e nei corridoi delle case di riposo mi “riappacifica” col creato. Non si tratta del desiderio (o voglia) del rendersi utili, della voglia di sembrare, in qualche modo, una persona proba o comunque una qualsivoglia mania legata all’apparire o a “curare” la mia coscienza.

La tranquillità che ne ricavo deriva dal poter “resettare” lo zero della mia scala di valutazione dell’essere umano; siamo ormai spinti a pensare ad un mondo di polistirolo e vernici colorate, ambienti di cartone ed acconciature alla moda… un mondo in cui la sofferenza, quando viene fatta trasparire, è comunque mediata, moralizzata, giustificata, vessata, le viene data uno scopo, una ragione “superiore” una “funzionalità”; un mondo in cui il dolore delle persone viene farsato per farne notizia e soddisfare il nostro voyerismo oppure è semplicemente finto, come delle bellissime tette di silicone.

In tutto questo baillame emotivo, artificiale ed artificioso, la vista di una faccia del mondo che viene relegata ai reportage giornalistici oppure alle esperienze familiari personali (che comunque coinvolgendoci in pieno ed in prima persona non sortiscono lo stesso effetto…) non può, personalmente parlando, farmi che bene e ricordarmi (e non è retorica) che i problemi ed i dispiaceri non sono nostra esclusiva proprietà e nostro esclusivo territorio di caccia.

Le cose accadono, le cose brutte anche. Inutile nasconderlo ed inutile cercare un disegno superiore, ci penserà il vostro dio (o quello in cui voi credete) a darlo; noi dobbiamo solo vivere al nostro meglio, cambiare quel che possiamo ed accettare con serenità l’inevitabile.

Per questo motivo voglio ringraziare tutte le persone che ho incrociato durante le mie piccole peregrinazioni in ambulanza, contatti fugaci e (necessariamente) poco approfonditi ma densi di rispetto e significato… almeno per me :)

Grazie.





Relatività

25 05 2009

Solo negli Stati Uniti Hulk poteva andarsene a spasso per delle ore senza incrociare nemmeno per sbaglio un paesino…





Rigurgiti retrò

17 05 2009

Ieri stavo gironzolando su youtube e mi sono imbattuto in vecchi video di demo per C64, tipo questo:

e insomma, come dire… mi è scesa la classica lacrimuccia :’)

in memoria dei bei tempi passati (di quanto queste cose facevano MOLTO più effetto che ora)
ho imbastito questo mini-esempio di plasma in Java…


questo jar contiene il codice ed il class compilato, facendoci doppio click l’applicazione si avvia sia su Mac che su Linux che su windows (ho potuto testare l’applicativo solo su Leopard e su Linux, ma sono fiducioso che funzioni anche su win, in fondo sono 70 righe di codice…); prossimamente un post per discutere del codice, così, giusto per i più imberbi ;)





Introduction to Wolfram|Alpha by Stephen Wolfram

15 05 2009

L’attesa è quasi giunta al termine, ancora poche ore e potremmo giocare tutti con Wolfram|Alpha…

Dopo aver visto questo video non sto più nella pelle :D :D

Introduction to Wolfram|Alpha by Stephen Wolfram.

e questo è il conto alla rovescia/live broadcast della messa online del sistema :)